Home Notizia Coronavirus, sulla scuola fallito l’incontro governo–Regioni. Bonaccini avverte: “Così rischiamo il caos”

Coronavirus, sulla scuola fallito l’incontro governo–Regioni. Bonaccini avverte: “Così rischiamo il caos”

L’ira dei ministri: fanno propaganda sul rientro in classe. Niente intesa su mascherine e trasporto pubblico.

Finché le webcam dei presidenti di Regione rimangono accese, collegate con Palazzo Chigi per partecipare al vertice sulla scuola, tutto sembra andare abbastanza bene. Vengono illustrate le linee guida elaborate dall’Istituto Superiore di Sanità e dalle Regioni arriva un sostanziale via libera; nessuno muove obiezioni, e per eventuali correzioni si rimanda alla Conferenza unificata delle Regioni di oggi. Tra i ministri presenti circola un certo ottimismo, dopo le polemiche dei giorni scorsi, tanto che si lascia filtrare, a riunione ancora in corso, la voce di «un possibile accordo a breve».

Spente le telecamere, però, i governatori scrollano le spalle e cambiano espressione. L’incontro «è andato male», dicono in molti, perché la prima mezz’ora si è persa per colpa della connessione internet del ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia, che andava e veniva, e poi «si è andati avanti senza trovare soluzioni ai soliti problemi». Gli affondi più duri sono quelli che provengono dai governatori di centrodestra, con il lombardo Attilio Fontana e il ligure Giovanni Toti a cannoneggiare contro «il governo in ritardo».

Avvertendo l’improvvisa sterzata, l’umore cambia anche a Palazzo Chigi: «Ci sono certi presidenti di Regione che fanno campagna elettorale sulla pelle della scuola». Un pensiero già espresso, negli scorsi giorni, dalla ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina e oggi condiviso da alcuni dei colleghi che hanno partecipato al vertice.

Boccia, raccontano, è quello più amareggiato. Chiede da giorni maggiore collaborazione e durante il vertice offre «una conferenza Stato-Regioni aperta in modo permanente, finché non si arriva a una soluzione condivisa sul trasporto pubblico e sulla scuola», ma quel che trova dall’altra parte è un’offensiva che – per il governo – ha il sapore della campagna elettorale.

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