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Il Lago dei Cigni: lo spettacolo in scena il 12 febbraio a Milano

Il prossimo 12 febbraio, si terrà a Milano lo spettacolo de Il Lago dei Cigni, a cura della Compagnia Nazionale di Raffaele Paganini e la Compagnia Almatanz, presso il Teatro Manzoni. Le musiche sono di P. I. Cajkovskij, mentre le coreografie sono a cura di Luigi Martelletta.

L’inizio è previsto per le ore 20:45.

Attenzione!

Prima di acquistare i biglietti è necessario leggere il Regolamento stilato dall’Organizzatore. All’entrata, sarà necessario presentare il modulo compilato per l’Autocertificazione per Congiunti.

Biglietti 

  • Poltrona: € 22.00 
  • Poltronissima: € 30.00 
  • Poltronissima Prestige: € 35.00 

Il Lago dei Cigni: trama

Il movimento che introduce il balletto è una breve sintesi musicale ed emotiva del dramma, che rimpiazza la tradizionale ouverture. La melodia d’apertura è il primo tema del cigno, in esso risuona già una delle scale discendenti che si incontreranno poi in tutto il balletto. Queste scale alludono al destino che incombe sui due amanti, a cui non potranno sottrarsi. Il movimento agitato che appare simboleggia il sortilegio del mago su Odette e la sua trasformazione in cigno.

La prima esecuzione assoluta fu accolta tiepidamente ma i problemi erano molteplici: l’orchestra e il direttore, un semidilettante, lamentavano le difficoltà di una partitura “complicata” e diversa dalla consuetudine. Lo stesso avvenne da parte dei danzatori avvezzi a standard meno impegnativi. Pure l’allestimento scenico fu debole e assemblaggio di precedenti spettacoli. Ad aumentare la dose le due prime protagoniste che si alternarono nello sviluppo delle recite avevano doti coreutiche minori o si trovavano in età tecnicamente avanzata. Le critiche del tempo banalizzavano l’esito coreografico.

Il Lago dei Cigni ebbe successo, non grande ma certamente lo ebbe, e continuò ad essere eseguito per molti anni fino a quando il decorativismo fu completamente sorpassato per non essere più riportato in auge. Non solo se ne minimizzò questo elemento; la musica soffrì sempre più, fino a quando circa un terzo di essa venne sostituita da musica di altri balletti, non necessariamente buoni. 

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