Home Economia La disoccupazione in Lombardia, l’effetto Covid nel 2020

La disoccupazione in Lombardia, l’effetto Covid nel 2020

In Italia l’occupazione è un problema da sempre molto sentito. Secondo i dati europei, già nel 2019 il nostro paese si era guadagnato un poco lusinghiero terzo posto tra i paesi con i maggiori tassi di disoccupazione assestandosi con il 10,2% dopo Grecia e Spagna.
La disoccupazione interessa tutti, ma con maggior rilievo per giovani e donne. La pandemia da Covid-19 e le misure rese necessarie per contrastarla, non hanno certamente aiutato il paese. Inoltre, se non fosse stato per i fondi a sostegno di aziende e liberi professionisti , rilasciati a livello nazionale e regionale negli ultimi 12 mesi, molto probabilmente la situazione attuale sarebbe stata ancor più complessa. Unioncamere Lombardia, basandosi anche su dati Istat e Inps, ha stilato un rapporto sull’andamento del mondo del lavoro e della disoccupazione in Lombardia evidenziando come il secondo trimestre del 2020 abbia risentito fortemente della crisi causata dalla pandemia ancora in corso.

I dati della disoccupazione

L’andamento dei dati riguardanti la disoccupazione è piuttosto altalenante: i primi tre mesi del 2020, cioè l’inizio dell’emergenza sanitaria, non hanno segnato molto le aziende e i lavoratori che sono riusciti a mantenere stabile la situazione. I problemi sono sorti in seguito, quando il numero dei lavoratori, secondo i dati Istat, era di 4.357.000 portando il tasso di disoccupazione a meno due punti in un solo anno. La pandemia ha aumentato il numero delle persone che hanno perso lavoro, che si affidano ad un impiego precario o confidano negli ammortizzatori sociali.

Contratti e licenziamenti

La causa principale dell’aumento della disoccupazione è il mancato rinnovo dei contratti a tempo determinato, soprattutto nel settore dei servizi e del commercio. I lavoratori si sono trovati ad affrontare la particolare situazione della perdita del lavoro e l’impossibilità di cercarne un altro a causa delle misure e dei limiti imposti dall’emergenza sanitaria. Invece, grazie al blocco dei licenziamenti, misura imposta dal Governo per affrontare la crisi, i lavoratori a tempo indeterminato hanno potuto mantenere il posto di lavoro. La categoria più segnata è stata quella dei lavoratori dipendenti con -3,1%, seguono i lavoratori part-time con -7,1% e i giovani (tra i 15 ed i 34 anni) con -5,1%. I primi mesi della pandemia hanno condizionato e limitato anche la ricerca del lavoro, che si è ripresa nei mesi successivi portando ad un aumento di 362.000 assunzioni, dato comunque inferiore rispetto all’anno precedente. La Lombardia ha contrastato ad un tasso di occupazione elevato una flessione maggiore rispetto alle altre regioni, soprattutto perché i giovani in età lavorativa si sono dimostrati in aumento.

Il ruolo degli ammortizzatori sociali

Durante la pandemia gli italiani si sono affidati ad aiuti e ammortizzatori sociali. Lo scorso anno è stato registrato un aumento del 25% delle domande di Reddito di Cittadinanza a livello nazionale, passando da 2,5 milioni dei primi di gennaio a 3,1 milioni nel settembre 2020. In Lombardia le domande sono state 214.124, il 10,1% del totale nazionale. Insieme all’aumento del RDC è stata forte anche la crescita della Cassa Integrazione, che nel secondo trimestre in Lombardia ha raggiunto il valore di 542 milioni di ore, quasi l’intero monte ore del biennio 2009-2010 in piena crisi economica. Anche la CIG rientra nelle misure governative atte a contrastare la crisi indotta dalla pandemia. Le province che hanno avuto l’incremento maggiore sono state Sondrio con più del 300%, Mantova e Lodi con più del 200%, Bergamo e Milano con più del 100% e Brescia, Lecco, Varese, Como Pavia, Cremona con valori compresi tra il 7% e il 54%.

Il lockdown e le conseguenze sull’occupazione

I dati evidenziano come i valori positivi di crescita dell’occupazione lombarda siano stati pesantemente intaccati dalla situazione imposta del primo lockdown di marzo-aprile 2020 e dalla pandemia in generale. Il 2019, infatti, si era chiuso con un incremento del 1.5% per i contratti a tempo indeterminato e 2,7% per i contratti part time, con aumenti positivi sia per le donne che per i più giovani. Andamento che aveva portato la disoccupazione ad un tasso pari al 6%.

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