Ci sono casi, nella Storia, in cui il nome di qualcuno diventa famoso anche per le generazioni future. Per quanto riguarda un certo monaco benedettino, vissuto in Francia più di trecento anni fa, è il cognome ad essere ricordato. Si tratta di Pierre Pérignon, meglio conosciuto con lo stesso nome dell’iconico champagne Dom Pérignon, noto in tutto il mondo e prodotto da una delle più grandi case di champagne, la Moët & Chandon.

Dom Pérignon, quando la Storia si mescola con la Leggenda

Secondo quanto riportato dalla leggenda più diffusa, Dom Pérignon sarebbe l’artefice della diffusione nella sua zona d’origine, la regione francese della Champagne, del metodo di rifermentazione in bottiglia. Questo processo è alla base della produzione della nota bevanda alcolica. Perciò le leggende vedono il frate come un alchimista, quando in realtà aveva semplicemente il compito di amministrare i vigneti del monastero di Hautvillers, dove passò gran parte della sua vita. È proprio qui che entra in gioco la verità storica, secondo la quale Pérignon selezionò in modo accurato quali fossero i vigneti più indicati per realizzare lo champagne.

Tra i dati certi a disposizione degli studiosi, ci sono l’anno e il luogo di nascita di Pierre Pérignon, ovvero il 1638 e Sainte-Menehould. Inoltre si sa che fin da bambino aiutò nei vigneti di famiglia, dimostrando interesse e talento. Dopo gli studi presso i Gesuiti, fu accettato in un monastero benedettino per poi essere ordinato prete, entrando nel monastero di Saint-Pierre d’Hautvillers a trent’anni. Morì in quello stesso luogo nel 1715, dopo essersi incaricato dell’enorme e prestigiosa responsabilità dei vigneti e delle cantine per decenni.

La nascita del mito Dom Pérignon

Per capire la realtà, parlando di Pierre Pérignon bisogna prima di tutto spiegare la leggenda, che lo vuole protagonista di un pellegrinaggio presso l’abbazia di Saint-Hilaire, nella Linguadoca-Rossiglione, una regione ai piedi dei Pirenei. Qui il nostro protagonista avrebbe scoperto un metodo di vinificazione capace di rendere frizzante il vino, che non solo continuò a perfezionare, ma che addirittura insegnò agli altri monaci. Purtroppo non sembra esserci nulla di vero, in questa storia, che pare sia stata inventata dall’artefice del mito di Dom Pérignon. Questi è Dom Groussard, vissuto anch’egli nel monastero di Hautvillers ma quasi due secoli dopo.

Nel 1821, forse con l’intenzione di incrementare la notorietà del luogo di culto, Don Groussard iniziò a far circolare le voci sull’invenzione dello champagne, attribuendola proprio a Pérignon. Sempre a lui diede la paternità del tappo di sughero, utilizzato per chiudere le bottiglie. Senza dimenticare l’alone quasi mitologico, secondo cui l’antico monaco seicentesco sarebbe stato in grado di riconoscere qualunque tipo di vigneto, semplicemente assaggiando un singolo acino delle uve lì prodotte. I dati e le testimonianze rinvenuti dagli storici, in realtà, non confermano nessuna di queste invenzioni, tantomeno quella dello champagne com’è conosciuto al giorno d’oggi. Nonostante ciò, è innegabile il grandissimo lavoro fatto da Dom Pérignon per migliorare le qualità del vino, anche grazie alle sue doti eccellenti riguardo alla selezione dei vigneti.