Sembra che l’opinione pubblica sul Green Pass sia divisa nettamente in due: c’è chi lo ritiene l’unico mezzo per rallentare sensibilmente i contagi, e chi lo vede come un obbligo anticostituzionale. Nella seconda categoria di persone si fanno sentire a gran voce i deputati di Fratelli d’Italia, che hanno occupato il Parlamento esponendo cartelli con le parole “no Green Pass”. Ma questo non è l’unico partito a essere contrario al passaporto vaccinale, o che lo accetterebbe solamente con alcune modifiche.

Cosa prevede il Green Pass

Dopo mesi di pandemia, arriva il famoso “passaporto vaccinale” che dovrebbe riuscire a limitare i contagi. Ma a cosa serve esattamente? In breve, il Green Pass permette di tornare a svolgere le attività fuori casa con pochissime limitazioni.

Nel privato, i cittadini sono sempre liberi di divertirsi online con le slot machine, magari sfruttando i bonus di registrazione per iniziare a giocare con un grosso vantaggio. All’esterno, invece, servono rigide misure di contenimento. Il “Green Pass” garantisce quindi la partecipazione ai grandi eventi pubblici, l’accesso alle Rsa e gli spostamenti di lunga tratta sul territorio nazionale. A partire dal 1 luglio è anche possibile spostarsi tra i Paesi dell’Unione Europea senza doversi sottoporre a periodi di quarantena o tamponi, ma solo esibendo il passaporto verde sul proprio smartphone.

La causa delle proteste

Il malcontento di Fratelli d’Italia deriva dalla decisione della Camera di non approvare lo scrutinio segreto per le votazioni sulla costituzionalità del decreto che introduce il Green Pass, una richiesta che proprio il partito di Giorgia Meloni aveva avanzato. E così, il 29 luglio i deputati hanno bloccato l’aula per quasi un’ora con manifesti bianchi e neri, e una frase ricorrente “no Green Pass”.

Il decreto contiene le disposizioni sul Green Pass e il prolungamento dello stato di emergenza nazionale fino alla fine dell’anno. È stato fin da subito contestato da FdI: sarebbe una “discriminazione nel mondo del lavoro” che “fa pesare la pandemia sempre sugli stessi”. Nonostante ciò, l’istanza avanzata tramite il capogruppo Francesco Lollobrigida è stata respinta due volte dalla Camera.

“Non è una democrazia”

Al centro della rivolta ci sarebbe il principio di incostituzionalità del decreto. “Invitiamo il governo e i partiti a un’ulteriore riflessione. La democrazia esige un dibattito in aula e merita informazioni e trasparenza”, sostiene Augusta Montaruli di Fdi, specificando che “non è una democrazia quella in cui i cittadini devono ricorrere a un tribunale per avere informazioni chiare sull’operato del governo“. La seguono anche alcuni deputati del Partito Democratico, tra i quali Stefano Ceccanti che dice: “la carta non a caso tiene insieme riconoscimento dei diritti e consapevolezza dei doveri, due elementi indissociabili”.

Si uniscono al coro alcuni del M5S e di Forza Italia, mentre la Lega è parzialmente favorevole al Green Pass e accetterebbe di introdurlo solo a seguito di alcune modifiche.

Il “no” dei ristoratori

Tra gli oppositori del certificato di vaccinazione ci sono anche alcune categorie di lavoratori, in particolare chi si occupa di bar e ristoranti. Per i non vaccinati questo è infatti l’ultimo weekend di “libertà”, in cui è ancora possibile scegliere di cenare al chiuso. Dal 6 agosto, bisognerà esibire il Green all’ingresso. Questo rischia di portare facilmente al locale recensioni negative, lunghe attese per entrare e critiche da parte dei clienti contrari al provvedimento. I ristoratori sono amareggiati. “Siamo ristoratori, non controllori. Noi siamo l’accoglienza, non vogliamo respingere i clienti”, spiega Raffaele Madeo, portavoce di Tni Italia.

Una misura controproducente

Nel complesso, il Green Pass non è stato accolto positivamente da tutti i cittadini. Per quanto possa essere in grado di mitigare il numero di infezioni, si porta dietro delle problematiche intrinseche che lo rendono un’arma a doppio taglio in un periodo economico così delicato. Alcuni partiti, come Fratelli d’Italia, hanno dunque lanciato le prime manifestazioni, supportati anche da alcune categorie di lavoratori la cui attività potrebbe venire compromessa dall’imposizione del lasciapassare.