Le etichette professionali sono di tanti tipi. Ne esistono di adesive o semplici e possono essere stampate da diversi macchinari su molteplici macchinari per soddisfare ogni tipo di esigenza informativa. Per questo sul mercato sono note tantissime tipologie di etichette professionali con i più svariati nomi e indicativi come avery etichette o attraverso i formati di grandezza. Oggi cercheremo di offrire una panoramica esaustiva su tutte le tipologie esistenti attraverso i formati, i materiali e le probabili destinazioni d’uso.

Come si differenziano le etichette?

Le etichette professionali si distinguono per forme e dimensioni. Prima di tutto, però, si differenziano per i materiali utilizzati che influenzano anche la destinazione d’uso. In particolare ci riferiamo a carta vellum, carta patinata, carta termina, carta termica protettiva, polipropilene, poliestere e PVC. Questi sono i materiali principali utilizzati per la produzione di etichette e, osservandoli uno ad uno, vedremo quali sono le differenze e le motivazioni per cui comportano utilizzi specifici.

Carta vellum

Per esempio la carta vellum è l’etichetta più comune e non rivestita che viene solitamente usata per semilavorati, identificazione di prodotti e spedizioni. Si tratta di un materiale a basso costo e a ridotta qualità estetica che svolge una funzione preliminarmente informativa.

Carta patinata

La carta patinata, invece, è composta di uno strato superiore di carta bianca ad alta qualità che permette di effettuare stampe nitide e brillanti. Viene impiegata per l’archiviazione dei documenti e per i packaging dei prodotti dal momento che può offrire ottime rese estetiche.

Carta termica normale e protettiva

Diversamente la carta termica ha uno strato superiore in carta non rivestita e, pertanto, risulta essere sensibile alle temperature elevate o allo sfregamento, motivo per cui viene impiegata solamente per packaging d’uso comune e per la prezzatura.

C’è poi la carta termica protetta, un’evoluzione della tipologia precedente che si compone di due strati protettivi tali da renderla resistente alla luce e agli sfregamenti. Questa viene utilizzata per campioni e prelievi di laboratorio ma anche per spedizioni, prezzatura, identificazione di prodotti e usi simili.

I materiali più resistenti per etichettature professionali e industriali

Vediamo ora tre materiali molto resistenti, scelti appositamente per la resistenza agli agenti atmosferici come calore e umidità e per conservare materiali all’esterno senza il rischio di distaccamento, scioglimento o manomissione.

Polipropilene

Tra i materiali più resistenti ed elaborati c’è il polipropilene, un materiale sintetico e plastico che offre ottime performance di stampa e di resistenza. Viene usato per etichette da documenti, campioni ospedalieri, contenitori, fusti chimici, codici a barre, parti fabbricate e così via.

Poliestere e PVC

Il poliestere, invece, è un materiale ad elevatissimi standard di resistenza che permette anche rese grafiche di qualità superiore. Si usa per codici a barre, classificazione di prodotti e per etichettare contenitori con sostanze chimiche pericolose o semilavorate. Si usa anche e soprattutto per l’etichettatura industriale e nel settore automotive.

Infine troviamo il PVC, un materiale resistente e perfetto per superfici curve ed angolate. Si presta perfettamente su fusti d’acciaio, contenitori di rifiuti e imballaggi.