Chi sono i trader più famosi del mondo? Quanto guadagnano? Come diventare un trader di successo? Uomini d’affari diventati leggenda nel mondo della finanza per le loro capacità di speculare sui principali movimenti dei mercati finanziari. Trader che non hanno solo realizzato grandi profitti, ma hanno anche scritto la storia del mercato finanziario. Ecco gli investitori che sono diventati milionari con operazioni di trading:

Warren Buffet (1970)

Magnate statunitense, economista, investitore e filantropo. Al terzo posto tra gli uomini più ricchi al mondo con patrimonio che si aggira attorno ai 73 mld di dollari. Soprannominato l’oracolo di Omaha per la sua capacità di indovinare previsioni finanziarie. La sua strategia principale consiste nell’investire nel lungo termine in aziende dall’apparente scarso appeal.

Peter Schiff (2007)

Peter Schiff, soprannominato ‘Dr. Doom’, trader e investitore americano divenuto famoso per aver previsto il crollo del mercato azionario tra il 2007 e il 2010. Nel suo libro, Schiff, affermò che la politica economica del governo americano era viziata da un grave squilibrio tra domanda e offerta pertanto, l’iperinflazione avrebbe inevitabilmente causato un crollo economico.

James Harris Simons (1982)

Matematico e imprenditore statunitense, noto nel mondo accademico e finanziario per la sua strategia di investimento basata sui modelli matematici. Nominato da Forbes nel 2019 uno dei gestori di hedge fund e trader di maggior successo.Nel 1982 fonda la Simons Renaissance Technologies Corporation, società di investimento specializzata nel trading sistemico (basato su analisi matematico-statistiche). Nel 2014 guadagna 1,2 mld di dollari e un anno dopo, la Renaissance, totalizza ricavi per 65 mld di dollari.

George Soros (1992)

Tra i trader forex migliori di sempre. Divenne noto come “l’uomo che sbancò la Banca d’Inghilterra“: una scommessa contro la sterlina britannica fruttata $1 miliardo di profitto. L’operazione migliore messa in atto da Soros fu quella di vendere miliardi di sterline, riacquistandole ad un prezzo più basso subito dopo la svalutazione: una data che divenne nota come “mercoledì nero“.

Jesse Livermore (1929)

Tra i più grandi trader al mondo, Livermore riuscì a pianificare la migliore operazione della sua vita senza l’ausilio di grafici dei prezzi o altri algoritmi, ma tenedo solo traccia dei prezzi in un registro. Anche lui come Soros, senza l’aiuto di grafici dei prezzi o di algoritmi sviluppò il concetto dei punti cardine (pivot points), cioè osservava un’azione e ne analizzava la reazione. Aumentava i suoi investimenti nelle posizioni di successo con il metodo ‘pyramiding‘ (moltiplicazione), assumendo progressivamente posizioni più piccole in un’azione per aumentare il rischio e incrementare i guadagni.

Simon Cawkwell (2001)

Esperto di spread betting e un discusso speculatore al ribasso. È noto per le chiusure delle posizioni in ‘short’ quando i prezzi delle azioni sembrano destinati a scendere. Tra le sue operazioni più famose lo shorting (vendita allo scoperto) della Northern Bank prima che entrasse in amministrazione controllata e lo shorting di azioni subito dopo gli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001, che gli fruttarono un milione di sterline. Cawkwell pensava ed agiva velocemente per questo si considerava superiore agli altri trader per le sue capacità di analisi e di scelta rapida in situazioni critiche.

Paul Tudor Jones (1987)

Un nome legato al Black Monday, il crollo del mercato azionario del 1987. Con ordini short di diverse azioni ed uno stile di trading basato principalmente sull’analisi tecnica, riuscì a guadagnare circa $100 milioni.

John Paulson (2007)

Paulson ha guadagnato milioni di euro quando, durante la crisi borsistica del 2007, attraverso l’assunzione di posizioni short sul mercato immobiliare. Una scommessa contro i titoli garantiti da mutui ipotecari investendo in credit default swap e guadagnando circa $3,7 miliardi e lo status di “leggenda finanziaria”.

Jim Rogers (1973)

Investitore e commentatore finanziario è diventato famoso per aver incrementato il suo portafoglio di investimenti del 4.200% in soli 10 anni, oltre che per le sue posizioni long sulle materie prime negli anni ’90. Ribassista dall’inizio degli anni ’80 sul mercato statunitense, riesce a prevedere lo scoppio del debito al consumo e di altre bolle immobiliari.

Nicholas Darvas (1957)

Da ballerino a investitore autodidatta, guadagnò $2 milioni sul mercato azionario. Tuttavia, dopo diversi investimenti disastrosi, Darvas decise di approfondire la sua conoscenza dei potenziali settori ad alta crescita. Successivamente cercò indizi nel volume dei titoli.

Ed Seykota (1970)

Il più grande trend follower di tutti i tempi. Il suo medoto era quello di seguire i segnali meccanici di acquisto e vendita per poi cavalcare i trend il più a lungo possibile. Sottolineava la necessità di seguire il sistema anche quando faceva registrare una serie di perdite, dal momento che la sua gestione del rischio comportava che ogni operazione in perdita gli costasse solo l’1% del suo capitale. Anche lui, come Darvas, aspettava la chiusura per aggioranre il movimento dei prezzi.