Sembra una contraddizione in termini l’ultimo auspicio espresso da Francoforte (BCE sede) sulle linee guida economiche dettate alle imprese dell’Eurozona.

L’Euro Banca, infatti, da un lato rilancia i propositi di lotta all’inflazione attraverso un piano programmato di aumenti dei tassi d’interesse, ma dall’altro si aspetta dalle imprese adeguamenti salariali.

L’indicazione della Banca Centrale Europea nasce dall’analisi della situazione economica attuale, e dall’incrocio dei dati sull’inflazione e sulla media dei salari.

La banca Europea, dunque, teme che l’eccessiva erosione del potere d’acquisto di salari e stipendi possa ulteriormente danneggiare un’economia già asfittica a causa della pandemia prima, e della stretta economica poi.

Dall’Eurotorre, pur riconoscendo una tendenza di crescita delle retribuzioni già in atto, ritengono che nei prossimi mesi il sistema produttivo dovrà sostenere un’ulteriore, forte crescita dei salari.

Salari più alti

L’auspicio e le attese della BCE nascono dalla considerazione che i salari reali non hanno ancora recuperato fino ai livelli pre Covid ma che il sistema produttivo è forte abbastanza per assecondare le presumibili rivendicazioni dei sindacati durante le contrattazioni.

In particolare, secondo Francoforte, il settore dei servizi è stato danneggiato dalla spirale inflazionistica ed è nel settore che le indicazioni alle aziende vanno della direzione di un sostanzioso adeguamento.

Non tutti gli osservatori, però, concordano con questa visione, e se c’è chi teme che un piano programmato e stabile di aumenti salariali possa alimentare ulteriormente l’inflazione, dalla stessa Banca Centrale c’è chi getta acqua sul fuoco.

Secondo il capo economista Philip Lane, il recupero degli stipendi dopo i recenti scossoni inflattivi richiederà molti anni e, nel mentre, le istituzioni monetarie dovranno vigilare per tenere sotto controllo l’andamento dei prezzi.

Previsioni

Anche Christine Lagarde, presidente della BCE, è intervenuta sull’argomento assicurando che il board vigilerà adeguatamente sul livello dell’inflazione ed assicurerà interventi immediati in caso di bisogno (tasso bce).

Le parole del Presidente Banca Centrale Europea Lagarde lasciano intendere quale sarà il trend monetario della BCE per il 2023.

Gli analisti concordano sul fatto che da Francoforte verrà applicato un ulteriore aumento di 50 punti base a breve, e in primavera ci sarà una soluzione di uguale entità.

Questo porterà inevitabilmente ad un rallentamento dell’economia e la posizione sui salari nasce proprio dalla previsione di ulteriori spinte ribassiste sulle retribuzioni.

In pratica, la lotta all’inflazione cagionerà un periodo di recessione con prevedibili ripercussioni sul potere d’acquisto, già aggredito dagli aumenti recenti.

Possibili scenari

Se le indicazioni del Presidente BCE sul tasso interesse banca centrale europea avranno l’avallo del board, allora almeno fino all’inizio dell’autunno i mercati dovranno aspettarsi una crescita dei tassi che, in vista dell’inverno, dovrebbe leggermente diminuire.

Il piano d’intervento della Banca Centrale punta innanzitutto a riportare i prezzi a livelli più accettabili, per poi puntare al target stabile del 2%.

Il timore dei mercati e di molte istituzioni è che, a lungo andare, la stretta monetaria assesti il colpo di grazia alle economie dell’Eurozona più in difficoltà.

L’Italia, a causa del rapporto tra PIL e debito pubblico, tra i più alti d’Europa, soffrirebbe molto più degli altri membri a causa dei ridotti spazi di manovra che resterebbero al Governo.