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Quanto costa chiudere una partita Iva? Regime forfettario, come fare

Di fronte all’aumento dei licenziamenti in sempre più numerose aziende italiane, la rete di lavoratori indipendenti continua invece ad espandersi. Molti sono infatti coloro che negli ultimi anni preferiscono dare il via alla propria attività commerciale, aprendosi una partita Iva. Prima di farlo, però, è opportuno conoscere tutte le informazioni. Cosa fare, quali spese previste e in caso come chiudere la partita Iva anche qualora risultasse inattiva.

Costo apertura p Iva e a chi bisogna rivolgersi

Di base per aprire una partita Iva non sono previste spese significative. Liberi professionista e i titolari di una ditta possono effettuare la procedura online o rivolgersi direttamente all’Agenzia delle Entrate. Nel caso in cui ci si voglia affidare a un commercialista o al CAF (Centro Assistenza Fiscale) sono previste però spese di prestazione.

Una volta individuato il proprio profilo di competenza, si rintraccia il relativo codice ATECO (classificazione delle attività economiche) direttamente dall’elenco fornito da ISTAT, in base alla pertinenza. Successivamente si possono scaricare e compilare i documenti necessari. In particolare il modello AA9/12 per singoli professionisti, il modello AA7/10 per enti, associazioni, società e il modello ANR/3 per i non residenti.

I moduli sono tutti scaricabili dal sito dell’Agenzia delle Entrate oppure reperibili fisicamente in una delle strutture preposte. Effettuata la loro compilazione, i documenti possono essere consegnati a mano, inviati tramite comunicazione sul sito dell’AdE o posta raccomandata.

Qualora si presentino le condizioni, al professionista o ditta corre l’obbligo d’iscrizione al Registro delle imprese o al REA (Repertorio economico amministrativo). Lo scopo è quello di integrare nella documentazione già prevista ulteriori informazioni di carattere amministrativo, economico e statistico. Si fa quindi riferimento alla CU (Comunicazione Unica) per certificare la richiesta di p Iva, il versamento dei contributi a Inps e Inail e l’avvenuta iscrizione al Registro Imprese.

Differenze fra regime forfettario e ordinario

Le partite Iva per lavoratori indipendenti (liberi professionisti e ditte) si dividono in regime ordinario e regime forfettario. Le differenze che intercorrono sono stabilite dal tipo di imposta allo Stato e il regime imponibile calcolato a seconda dei casi. Nel primo (regime ordinario) alcune delle spese sono riferite all’IRPEF, agli addizionali, all’Irap e l’imponibile viene dedotto in base ai ricavi raggiunti. Nel secondo (regime forfettario) è prevista una aliquota di tassazione che arriva al 15% relativa al coefficiente di produttività. Con riduzione al 5% per chi avvia una nuova attività nei primi 5 anni.

Chiusura partita Iva: costi, procedure e “inattività”

Ma quanto costa chiudere una partita Iva? Solitamente si osserva lo stesso procedimento che occorre per aprirla. Per prima cosa si procede alla compilazione del modulo apposito dell’AdE. Poi alla revoca dell’iscrizione al Registro Imprese tramite il modello ComUnica. Infine alla chiusura della propria posizione previdenziale.

Il libero professionista spenderà all’incirca 50 euro in totale (compresa marca da bollo) mentre una ditta dovrà osservare un iter più specifico per il quale si richiede l’assistenza di un commercialista. In ultimo, la cessazione della p Iva avviene automaticamente dopo 3 anni di inattività, previa comunicazione al suo titolare da parte dell’Agenzia delle Entrate.

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