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Marketing e bonus: dalle imprese, per le imprese

Dal latino ad oggi ne ha fatta di strada la parola: “bonus”.

Se all’origine il suo significato era “buono”, inteso come “premio”, anche oggi a questo termine, molto utilizzato nel marketing, si associa un concetto connesso a un determinato vantaggio per l’acquirente.

Nella sua formulazione classica, e ancora oggi, il “bonus” è un qualcosa di aggiuntivo rispetto a un prodotto che viene acquistato, e un primo esempio di riferimento, in relazione al commercio tradizionale, è il “3×2” oppure il “prendi 2 paghi 1” ma anche i formati extra delle confezioni dei prodotti allo stesso prezzo, dai detersivi ai generi alimentari.

La tv, negli anni Ottanta soprattutto, ci ha inoltre abituato al concetto di bonus come “extra” all’interno di quiz e giochi a premi, e dunque nell’ambito dell’intrattenimento.

Oggi, in ambito e-commerce, il “bonus” continua a essere, in alcuni casi, un’aggiunta di prodotto o l’estensione di un servizio a parità di costo, ma, da qualche anno a questa parte, ci siamo anche abituati ad associare il bonus a un tipo di agevolazione statale, consistente in un beneficio per gli aventi diritto ma anche in detrazioni e sgravi fiscali (dal Bonus Bebé al Bonus Psicologo, passando per l’Ecobonus, per il Super Bonus 110%, il Bonus Cultura, e così via).

Vediamo dunque quali sono le differenze tra il “bonus” inteso come principio applicato di marketing innovativo, e il bonus inteso invece come agevolazione e sostegno di tipo istituzionale, in collegamento, come si sa, a diversi campi d’azione e intervento.

Il “bonus” come promozione: esempi applicazioni

Il “bonus” applicato dalle aziende e dai marketplace nell’ambito del commercio elettronico prende le mosse da una formula di marketing tradizionale, che però l’e-commerce, grazie alle sue potenzialità, anche tecnologiche, ha potuto amplificare e modulare.

Non sempre un “bonus” prende questo nome, anche se di fatto i contenuti di determinate offerte rimandano in modo inequivocabile a tale fattispecie.                                               Nel mercato dei prodotti online, oltre a sconti e coupon, continuano a proliferare le offerte sul modello di quelle “3×2”, ma, dato che l’e-commerce vive anche di servizi, l’aggiunta di un beneficio rispetto al costo base viene esteso anche, ad esempio, alle prenotazioni alberghiere o ai trattamenti per la persona: allo stesso prezzo, dunque, si possono ottenere soggiorni prolungati o pacchetti benessere più completi, come anche ingressi extra al cinema, nei parchi, nei musei.

Restando nell’ambito dei servizi, i bonus possono essere anche dei benefici attribuiti a determinati utenti, come premio o come benvenuto, ad esempio i minuti o i giga extra erogati dai gestori telefonici alla sottoscrizione di un abbonamento o di un piano.

Un esempio classico di bonus è anche quello utilizzato come modalità promozionale dai siti di gioco legale a distanza: molti utenti si registrano proprio per usare un bonus di iscrizione al casinò online che può essere senza deposito, quindi valido come credito gratis per provare la piattaforma, oppure di benvenuto sul sito dell’operatore, aprendo un conto. I bonus, restando nella sfera del ludico, sono anche quelli che prendono la denominazione di “pre-order”, o preordine. Di solito, se si ordina un videogioco o un film in uscita sul mercato, ci si assicura una serie di vantaggi extra, che possono essere contenuti esclusivi, ma anche gadget introvabili legati al prodotto.

Anche in questo caso il bonus costituisce un qualcosa in più, così come anche in altre fattispecie, legate ad altre categorie di servizio.

Un esempio? Quando si sottoscrive una carta di credito o prepagata e la banca o l’istituto accolgono il nuovo cliente con un piccolo fondo di partenza in denaro, ma anche quando si sottoscrive l’abbonamento a un servizio on demand e si ha diritto a un surplus di contenuti rispetto al costo base dell’offerta.

Non solo: le piattaforme di cashback e di couponing, sempre come “welcome bonus”, talvolta riservano ai nuovi iscritti proprio un bonus di partenza, in soldi o in forma di punteggio da accumulare, e da riscattare anche attraverso specifici codici.

Tutti questi casi, nella loro diversità, hanno comunque in comune l’idea di bonus come una delle tante formule di risparmio presenti in Rete, sempre considerando che spendere meno è uno dei maggiori motivi che spinge ogni giorno milioni di italiani a comprare sul web e ad aderire a servizi online.

Il “bonus” per la promozione: il sostegno alle imprese

Fin qui si è parlato di strategie di marketing, improntate sull’idea di bonus, che vedono le aziende come protagoniste attive.

Tra i tanti bonus istituzionali a favore di aziende e privati, però, uno riguarda, a favore delle imprese, proprio la pubblicità.

Parliamo del Bonus Pubblicità, un credito d’imposta per le aziende legato agli investimenti pubblicitari su quotidiani e periodici, ma anche sulla stampa online.

Entro il 31 marzo le aziende possono richiedere al Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria il tax credit del 75 per cento sul valore incrementale degli investimenti effettuati.

Se ormai la promozione si effettua in larga parte sul web, anche per mezzo di forme pubblicitarie come le sponsorizzate sui social, i banner, le mailing list, ma anche tramite l’affiliazione a importanti market place che generano visibilità, vero è che la classica pubblicità continua a rappresentare un costo fisso per le imprese, online e offline

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