È prevista per l’estate la partenza dell’iniziativa denominata “Cinghiale Solidale”, promossa dalla Regione Toscana e fortemente voluta dalle associazioni venatorie. Il progetto andrà a coinvolgere non solo alcuni centri di lavorazione carni, ma anche il Banco alimentare e le Caritas. Consiste semplicemente nella distribuzione della carne di cinghiale, derivata da una quota degli esemplari selvatici abbattuti, a quella fetta di popolazione toscana che sta vivendo una situazione di disagio economico.

Cinghiale Solidale, esiste un’alternativa?

In pratica, si stanno sfruttando in maniera populistica delle normative regionali, in nome delle quali nel solo anno 2019 sono stati abbattuti 70.000 esemplari di cinghiali selvatici. Si tratta di regolamenti che non hanno fermato le pratiche di contenimento degli ungulati nemmeno durante i periodi di maggiori restrizioni anti-covid, nell’anno passato. Una situazione a dir poco vergognosa, contro la quale si battono diverse associazioni ambientaliste. È bene osservare come, in nome della perenne ricerca di consensi elettorali, specie nel tessuto sociale più colpito dalla povertà in aumento su tutto il territorio nazionale, si risponde a una vera e propria crisi sociale ed economica con un tappabuchi. Una soluzione momentanea, per saziare la fame dei nuovi poveri senza dar loro nessuna prospettiva di miglioramento sul lungo termine.

Le dure critiche arrivate dagli Animalisti Italiani

Il pensiero delle frange di popolazione più sensibile alle tematiche ambientali, che da anni chiede una maggior tutela per la fauna e la flora del territorio nazionale, ha trovato la sua espressione nelle parole degli Animalisti Italiani, associazione che dal 1998 combatte in difesa degli animali. Walter Caporale, Presidente dell’associazione, ha dichiarato: “Sarebbero questi i metodi – barbari ed inefficaci – per contrastare il fenomeno?”, riferendosi alla cosiddetta “emergenza ungulati”. Sotto questa etichetta, ormai da più di vent’anni viene giustificata la mattanza non solo dei cinghiali, ma anche di altre specie selvatiche che popolano il territorio toscano e italiano.

Le dichiarazioni di Stefania Saccardi

Queste dichiarazioni sono giunte a seguito delle parole rilasciate da Stefania Saccardi, la vicepresidente della Regione Toscana nonché assessore all’agroalimentare, caccia e pesca. Secondo lei, “Cinghiale Solidale” sarebbe un progetto che “dà la possibilità di far fronte all’emergenza ungulati e al tempo stesso di distribuire alle persone in difficoltà un prodotto ad alto valore nutrizionale come la carne. Un esempio di economia circolare che permette di ottimizzare le risorse del nostro territorio con un obiettivo non solo ambientale ma sociale”. È proprio questo presunto connubio di buone intenzioni, che ha fatto storcere il naso non solo agli ambientalisti e a chi vorrebbe la conservazione degli ecosistemi. Del resto, non occorre ragionare in modo approfondito, per rendersi conto dell’inefficacia sul lungo periodo di quelli che la Saccardi definisce “obiettivi sociali”. Per non parlare dell’evidente controsenso, nell’associare la caccia a fini ambientali. Questi sono i motivi per cui dagli Animalisti Italiani è arrivato un suggerimento ben definito, rivolto verso i piani amministrativi della Regione Toscana, ovvero quello di “delineare un programma che proponga un efficiente servizio di pulizia del territorio, e soprattutto l’adozione di una soluzione nonviolenta costituita dai vaccini immuno-contraccettivi”.